CALABRIAINARMI

 " PER LA PATRIA! "

   

 FONDO BIBLIOGRAFICO E FOTOGRAFICO

DELLA DUCHESSA D'AOSTA

   
 

 

Il Fondo bibliografico, fotografico e museale

di

S.A.R. Elena d’Orléans, duchessa d’Aosta

nella  Biblioteca Nazionale di Napoli

 

                    

Il giorno 6 dicembre 1947

dinanzi ad autorità costituite

la   duchessa   Elena  d'Aosta

stipulò l'atto di donazione

della sua biblioteca  alla

Biblioteca   Nazionale   di  Napoli

" ...gesto liberale, di generosa fiducia,

nel  lasciare quelle sue care cose,

quei  suoi  cari  libri...

La regale figura di Elena d'Aosta

volse a noi lo sguardo e volle

rilevare, sorridendo,

la nostra commozione..."

                            Guerriera Guerrieri


 

    Fu grazie agli stretti rapporti, durati un trentennio, intercorsi tra S.A.R. Elena d’Orléans, duchessa d’Aosta, la nostra città e la dottoressa Guerriera Guerrieri, autorevole e indimenticabile Direttrice della Biblioteca Nazionale di Napoli dal 1943 al 1967, che una così cospicua donazione pervenne al nostro Istituto. Al tempo in cui era solo una giovane bibliotecaria, la Guerrieri, su richiesta del conte Riccardo Filangieri, aveva catalogato la raccolta libraria della Duchessa nella Reggia di Capodimonte, residenza dei Principi di Casa Savoia-Aosta dal 1905; ritirandosi a vita privata nel 1947, Elena d’Aosta donò proprio nelle mani della Guerrieri, per la profonda stima che nutriva nei suoi confronti, il Fondo che porta il suo nome.

    Nata il 13 giugno 1871 a Twickenham, distretto residenziale dei sobborghi di Londra, da Luigi Filippo d’Orléans, Conte di Parigi, e da Isabella d’Orléans, figlia del Duca di Montpensier, Elena, seria e riflessiva, appassionata di studi umanistici, alta, magra, elegante, ricca e aristocratica, corteggiatissima, sposò nel 1895 un principe del ramo cadetto di Casa Savoia, Emanuele Filiberto, duca d’Aosta, che passerà alla storia come il Comandante della Invitta III Armata durante la Prima guerra mondiale.

   A Torino nacquero i loro due figli, nel 1898 Amedeo, duca delle Puglie, nel 1900 Aimone, duca di Spoleto; quando Emanuele Filiberto fu nominato comandante del X Corpo d’Armata di Napoli si trasferirono da Torino a Napoli, dove furono accolti con calorose manifestazioni di simpatia. I Principi di Casa Savoia-Aosta divennero in breve tempo cittadini partenopei di elezione e, amati e rispettati dalla gente, strinsero particolari e profondi legami con la città.

   Durante i tragici avvenimenti delle due guerre e le spaventose calamità naturali che sembrarono accanirsi contro la povera gente, la Duchessa si prodigò in prima persona, più che con la  semplice pietà, facendo valere la sua autorevolezza e il prestigio di cui godeva presso esponenti politici, amministratori e presso le gerarchie ecclesiastiche. Il grado di Ispettrice superiore della Croce Rossa, inoltre, le consentì di muovere persone e risorse non solo per prestare le cure più urgenti ai soldati feriti, perfino negli ospedali da campo in prima linea, ma anche per coordinare, organizzare e prestare i soccorsi ai civili, adoperandosi per alleviane miseria e disperazione.

   La Duchessa d’Aosta fu, e volle essere per la società napoletana, particolarmente per il popolo, la vera Regina di Napoli. E tale fu il suo attaccamento alla città che non volle abbandonarla neanche quando a tutti i membri della Famiglia reale fu ordinato, nel giugno del 1946, di lasciare Napoli;  spavalda,  rimase e salvò la Reggia di Capodimonte dalle occupazioni militari.

   Quando si ritirò a trascorrere gli ultimi anni a Castellammare di Stabia, dove morì nel gennaio del 1951, Elena d’Aosta, principessa della più antica dinastia d’Europa, dispose di essere sepolta a Napoli, e tuttora riposa nella cappella di famiglia della Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio a Capodimonte.

      Gli ambienti degli appartamenti privati della Duchessa, com’erano stati allestiti nella Reggia di Capodimonte, furono replicati fedelmente in cinque splendide sale della Biblioteca Nazionale, al secondo piano nobile dell’ala orientale del Palazzo Reale che si affaccia su Castel Nuovo e sul porto. I libri della sua biblioteca, le sue fotografie, i cimeli e i trofei di caccia trovarono posto nelle camere che, al tempo di Ferdinando II di Borbone, costituivano parte del suo appartamento privato, in un susseguirsi di anticamere e gallerie sontuosamente rivestite con sete di S. Leucio fino alla sala d’angolo, lo studio del Re, attuale Sala Africa.

    Completati i non facili lavori di trasporto di tutti i materiali del Fondo, che richiesero alcuni anni, la Raccolta libraria fu registrata, ordinata e inventariata; solo successivamente gli oltre 10.000 volumi, opuscoli e periodici furono catalogati e resi  fruibili. La Raccolta di fotografie, ritenute per lungo tempo materiale secondario, oggi considerate tra le fonti più autentiche e decisive della contemporaneità, fu solo ordinata e inventariata.  Per la Raccolta etnografica si procedette ad una inventariazione legata alle sale museali.

   Nelle belle librerie di legno di abete della sala detta Biblioteca Nuova furono ordinati circa 6000 volumi di varie materie divise per classi: storia generale, storia di Francia, storia d’Italia e di altri paesi europei; guerra 1915-18; scienze sociali, teologia, filosofia; letteratura italiana, francese, inglese; scienze applicate, medicina e Croce Rossa; geografia (un centinaio di carte geografiche, relative al Mondo Antico e soprattutto all’Africa, sono custodite nelle Sale manoscritti); viaggi, pubblicazioni periodiche; a questi volumi la Duchessa volle aggiungere i libri appartenuti al figlio Amedeo, mitico eroe dell’Amba Alagi, dopo la sua morte.

    Nella seconda sala furono collocati i libri più antichi, alcuni in edizioni dei secoli XVII e XVIII e qualcuno del XVI, prevalentemente di storia e di viaggi; inoltre un piccolo settore di opere riguardanti Napoli. La terza sala ospitò una notevole raccolta di romanzi francesi, ordinata alfabeticamente secondo i cognomi degli autori, che documenta lo sviluppo della letteratura romantica francese di oltre un cinquantennio; in appendice ai romanzi, un gruppo di opere di letteratura amena per ragazzi ed un settore di testi musicali. La quarta e la quinta sala ospitarono la Raccolta africana, costituita da circa 1000 volumi, prevalentemente in lingua francese ed inglese, relativi all’Africa e a cacce africane, documentate da fotografie e animali imbalsamati; la presenza di idoli, gong, oggetti dell’artigianato indigeno, asce, pugnali, lance, fucili, di una bella raccolta di minerali e di una grande lastra con una rarissima iscrizione rupestre, proveniente dal Sahara algerino, rendono ancora più straordinaria questa raccolta, nella quale sono custoditi inoltre preziosi reperti del popolo Inca, donati alla Duchessa d’Aosta dal Console di Bolivia.

    La Raccolta fotografica, costituita da 9800 foto databili tra il 1890 e il 1930, fu suddivisa in:- foto in cornice, relative soprattutto a reportage dei safari e dei viaggi effettuati da Elena d’Aosta in Africa, -album, non editoriali, in cui sono raccolte le foto che illustrano momenti della vita privata e pubblica dei Duchi d’Aosta e che documentano l’intensa attività umanitaria svolta dalla Duchessa in favore della Croce Rossa Italiana, - foto in serie sciolte, raccolte in faldoni, che, relative in larga parte ai viaggi di Elena d’Aosta, documentano anche il periodo della Prima guerra mondiale, durante la quale il Duca d’Aosta ebbe il comando della III Armata. Lastre fotografiche, al bromuro d’argento e negativi su pellicola sono stati recuperati, e ordinati in una teca, solo in anni recenti.

   Il Fondo Aosta non fu aperto al pubblico.

   A seguito del terremoto del 1980, che provocò molti danni nei locali della Biblioteca, si resero necessari lavori di consolidamento anche nei locali del Fondo Aosta; successivamente, e per più anni, le sale furono occupate dai volumi di magazzini librari sinistrati e dai materiali di pregio del Laboratorio di Restauro, nei cui locali,  prospicienti il Cortile delle carrozze, dovettero essere eseguiti complessi lavori di climatizzazione.

   È solo in anni recenti, pertanto, che si è dato impulso al progetto di revisione e  valorizzazione del Fondo Aosta, attraverso accurate operazioni di approfondimento inventariale e di elaborazione dei dati che emergono dall’analisi delle sue raccolte.

   Si sta procedendo alla catalogazione informatizzata e partecipata del materiale librario, secondo i parametri del Servizio Bibliotecario Nazionale.

    È stato creato un archivio per immagini, in diapositive, degli  oggetti della Raccolta etnografica, che è stata totalmente riordinata, revisionata e ricollocata secondo appropriati criteri di visibilità e valorizzazione, ma anche di conservazione e di tutela; circa i trofei di caccia è stato necessario procedere ad urgenti operazioni, curate da un esperto tassidermista, di disinfezione delle pelli e di controllo dei supporti di ancoraggio degli scudi a muro.

   Per procedere alla catalogazione, conservazione e valorizzazione del materiale fotografico, che, come oggetto culturale, ha trovato il suo spessore di testimonianza storico-artistica soltanto con l’istituzione da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (organo preposto a fissare gli standard per la catalogazione e la documentazione del patrimonio artistico e culturale nazionale), si è utilizzato inizialmente un data-base interno, di sola catalogazione. Successivamente si è adottato, allo scopo di consentire la creazione di un  link  tra  notizia catalografica e oggetto digitale, il software Sebina, che gestisce le procedure per la cooperazione con l’Indice Nazionale, secondo il protocollo del Servizio Bibliotecario Nazionale. È in corso la realizzazione di un archivio digitale, che favorirà la fruizione e la divulgazione del materiale fotografico, in ottimo stato di conservazione per la quasi totalità, preservandone gli originali.

   Le fotografie dei viaggi e dei safari effettuati dalla Duchessa d’Aosta rappresentano l’occasione per avvicinarsi soprattutto all’Africa degli inizi del900. Scegliendo itinerari di grande interesse etnografico, etnologico e antropologico, la Duchessa si recò più volte in Africa, dove raccolse e collezionò … là dove la vita animale e vegetale trionfa … piante e animali che furono studiati e classificati da eminenti studiosi. Nel volume Viaggi in Africa (pubblicato nel 1913 contemporaneamente in italiano e in francese dai Fratelli Treves di Milano e dalla Librairie Nilsson di Parigi), Elena d’Aosta, senza alcuna pretesa letteraria, fissò tutti i giorni le sue impressioni di viaggio su grandi fogli di carta bianca; note di viaggio che non erano destinate ad essere pubblicate, come la Duchessa dichiarò nella dedica stilata di suo pugno, ma i figli  le chiesero: “Madre fatene un libro per noi, con delle stampe che noi possiamo guardare e leggere e rileggere. - Lo  conserveremo come una cosa cara ai nostri cuori. -Vi apprenderemo i nomi dei paesi misteriosi che Voi avete conosciuto. –Sogneremo le carovane di viaggi in piroghe, i deserti sconfinati – le cacce e i combattimenti . -Quando saremo grandi, a nostra volta, andremo laggiù”.–

   La cronaca di questi tre viaggi, effettuati fra il 1907 e il 1911, è corredata da 253 tavole, illustrate con 487 fotografie scattate  dalla Duchessa stessa e dal Capitano conte Maurizio Piscicelli, colto ufficiale dell’esercito, che fu guida e capo delle carovane. Le informazioni che si ricavano, le  originali e argute osservazioni della Duchessa, le sue riflessioni, redatte con il tono quasi di una conversazione, consentono di vedere quei luoghi misteriosi con gli occhi di una delle prime donne bianche ad aver attraversato il suolo africano. Per quei popoli altri, capaci di vivere in totale e perfetta armonia con la natura, la Duchessa mostrò grande rispetto: … Quant’è dolce respirare quest’aria calda e pura!... Come si sta bene all’ombra dei grandi alberi in questa pace ed in questa solitudine!... Tutto canta, tutto risplende, tutto commuove.  Nulla dell’uomo viene a turbare questo splendore!. . .  Si direbbe che Dio stia per parlare, che il segreto del mondo stia per rivelarsi...

   Affascinata dalle tante ignote identità tribali, stupita, a volte sgomenta per alcuni strani rituali, ammirata della creatività e abilità degli indigeni nei lavori artigianali, la Duchessa chiarisce il senso del suo infinito viaggiare esprimendo lo struggimento e l’urgenza di chi, appena rientrato da un viaggio,  spera e sogna di ripartire … ancora e ancora: … In Africa la mia anima errante potrebbe dimorare, vivere, gioire del tempo che passa In Europa, mi sembra di non essere mai lì dove mi trovo, di venire da un altro mondo che porto sempre con me. Là ho bisogno di rifugiarmi sempre in qualche posto, al di fuori del tempo e del mondo, e le ali del mio corpo astrale sempre mi trasportano in Africa

   Grazie anche alle dettagliate descrizioni dei diari possiamo riconoscere, nelle cornici che ornano le pareti delle due Sale Africa, soggetti e paesaggi, animali e piante,  strumenti e attrezzi, montagne, fiumi, oasi, le fotografie scattate a: Guerrieri Mutuzi,  Agricoltori del Ruanda,  Portatrici di pombe,  Indigene zulu, e Indigeni Akikuiu: … il segno uniforme e caratteristico di questa razza è la maniera con cui gli Akikuiu si deformano le orecchie. Essi allargano smisuratamente il foro che certe donne hanno al lobo dell’orecchio per appendervi degli ornamenti. Ottengono così degli enormi anelli di carne dentro i quali fanno passare talora dei pezzi di legno, talora dei larghi anelli di ferro, e persino vasetti di pomata e ancora, si riconoscono Indigeni e armenti ai pozzi, il Mercato di Sansandin, Donne e Fanciulli Masai, Tuareg a Gat; e poi animali: la Vulturrina e la Guttera Pucherani, Oche, Bue zebù, Cammelli nel Sahara, Buoi al giogo, Termitai; particolari sono le descrizioni delle Mosche gibbose, piccolissime, volano come in nuvola, esalano un forte odore di rose. E se ne schiaccio una, ho l’illusione di avere stappata una di quelle lunghe fialette di essenza di rose che ci vengono dall’Oriente …, delle Cacce al coccodrillo, delle Cacce all’ippopotamo, della Regione dei vulcani e della Missione di Lulenga, del Re di Unyoro con la sua corte.

   Vediamo piante, arbusti, baobab, palme, immensi cactus e ninfee: … sorge il sole   le grandi ninfee bianche, chiuse nella notte e le cui teste pendevano languenti, riaprono a poco a poco le corolle e ben presto lo stagno è un’ampia distesa bianca bevente la luce…     

    In numerose foto in cornice la cacciatrice di ippopotami, di bufali, la cacciatrice di tigri è la Duchessa stessa, ritratta anche nei pressi degli accampamenti o mentre assiste alla fabbricazione di  lavori di artigiani indigeni.

   La riconosciamo, munita di macchina fotografica, mentre a sua volta fotografa dei fattucchieri, nel momento in cui leggono i loro segni

 

    

o mentre fotografa indigeni per rilevare dati craniometrici e somatici da fornire, al suo ritorno, a noti scienziati.

  

  

   Foto “parlanti sono quelle scattate ai lebbrosi, agli infermi per la malattia del sonno, al reso pazzo per la sete, al mutilato; visitando la povera, ma attivissima, Missione dei Padri della Consolata di Torino, in Kenia, la Duchessa scrisse: ... Nella cappella modestissima della Missione dei Padri della Consolata la presenza di Dio n’è il solo lusso, e senza dubbio al Signore sono più care le preghiere che gli vengono rivolte sotto questo tetto di capanna, simile a quello che protesse la sua nascita, di quelle mormorate distrattamente sotto cupole dorate                   

   Viaggiatrice instancabile, la Duchessa effettuò anche un giro del mondo tra l’ottobre 1913 e il maggio 1914, che registrò nel libro Vers le soleil qui se lève, in cui descrisse fotografando, in India, l’atmosfera di Bénarès: … La grande estasi del mattino a Bénarès è cominciata: adempimento dei riti religiosi, abluzioni, reverenze, offerta di fiori. A quest’ora, sul Gange, tutto il mondo prega. Il paese intero non è più che un immenso luogo di adorazione … , e l’incanto del Taj Mahale: … Chi non ha visto il Taj Mahale non ha visto niente il Taj, il mausoleo ideale, che eleva fieramente verso il cielo sempre azzurro la sua massa leggera e imponente di marmo intagliato,  di un candore  più di neve ancora…esso s’innalza come un sogno tutto a capo dei bacini dove i getti d’acqua mormorano Commossa da tanta bellezza e dall’omaggio supremo di cui questo grande imperatore ha voluto circondare la memoria della sua compagna beneamata, ho voluto anch’io deporre dei fiori come tributo di ammirazione ;  fotografò e raccontò di Angkor Wat: … Sotto un cielo d’incanto, la cortina di verdura si squarcia. Una radura si apre nella foresta verde: Angkor la misteriosa è davanti a noi. Il tempio colossale nella sua schiacciante massa di pietra domina tutto Davanti a questa opera gigantesca, lo spirito è confuso Si resta silenziosi, colpiti da rispetto di fronte a questi resti di un grande passato ai quali non ci si avvicina che con raccoglimento ...; in Nuova Guinea così descrisse i Papua: … i Papua sono francamente antropofagi; essi guardano la carne umana come un cibo ordinario…Una faccenda di gusto …; nel Borneo annotò: … i Dayaks sono cacciatori di teste;  un capo non può sposarsi se non porta ai notabili del suo villaggio, e alla sua fidanzata, una o più teste tagliate in una tribù vicina …; si stupì dei metodi di sepoltura: … altre tribù praticano una larga apertura nel tronco di un albero, vi inseriscono il cadavere, ribattono con arte la scorza su di lui, e l’albero si rimette a verdeggiare il suo funebre deposito nel cuore

    Un posto a sé nella Raccolta fotografica meritano le splendide albumine di fine ‘800 con le immagini della Terra Santa, dell’Egitto e del Canale di Suez appena inaugurato, eseguite da fotografi quali Felix Bonfils, che inventariò tutti i luoghi biblici ed evangelici, e i Fratelli Zangaki.

   Gli album, infine, non editoriali, con o senza titolo, anonimi o di uno o più fotografi, forniscono le informazioni più preziose per il recupero dei dati biografici e della cronologia degli avvenimenti.   

   Particolarmente interessanti sono gli “album privati”, che fissano momenti e ricordi di vita familiare, e ritraggono la Duchessa a cavallo con il Duca mentre passeggiano nel parco del Valentino, o sempre a Torino, la coppia in compagnia dei figli, ancora molto piccoli; altre foto ci rimandano la suggestione degli ambienti in cui visse, dei suoi appartamenti nel Palazzo della Cisterna, persino delle sue scuderie; album con pesanti legature in cuoio raccolgono la documentazione dei numerosi Rally cross country disputati nella tenuta della Mandria o a Varcaturo.

   In eleganti “album ufficiali” sono raccolte le foto di Mostre e Fiere campionarie inaugurate alla presenza delle LL. AA. RR., le commemorazioni e le celebrazioni durante le quali furono ospiti d’onore, le foto di rappresentazioni teatrali alle quali presenziarono e le cerimonie per il  varo di navi, di cui la Duchessa fu madrina.

   Le attività svolte dalla Croce Rossa Italiana durante la Prima guerra mondiale sono documentate, in voluminosi album, da centinaia di foto, molte delle quali relative alle visite o alle ispezioni che la Duchessa  effettuò negli Ospedali da campo; particolarmente interessanti sono le foto dei soldati ustionati, delle dettagliate cure praticate, del progressivo miglioramento, delle sorprendenti guarigioni conseguite.

   Realizzati da Istituti ed Enti sono gli album donati alla Duchessa per ricordare una sua visita e per attestare la devozione e la riconoscenza per il sostegno o gli aiuti ricevuti.

   Tra gli album dei fotografi più noti, quelli di Vittorio Sella, il pioniere della fotografia di “ascensione”, con le vedute del Monte Cervino, del K2, l’album di Siviglia di Jean Laurent, il francese che fotografa la Spagna; un portfolio di pelle azzurra raccoglie 31 Foto Troncone della Mostra del costume popolare del Mezzogiorno del 1933 e, ancora, racchiuse in una cassettina in velluto color sabbia con impressioni in oro, 67 vedute di Ravello, di Ischia, e di Napoli e del Vesuvio eseguite da Giulio Parisio; il fotografo artista donò e dedicò alla Duchessa numerosi  altri album con immagini di Napoli, delle sue strade, dei  lavori di isolamento di Castel Nuovo, e le fotografie, forse meno note, scattate nella Reggia di Capodimonte durante un saggio di danza, nel parco  e in alcuni interni.

    S.A.R. Elena d’Orléans, duchessa d’Aosta, si staccò non senza pena dai suoi libri, dalle fotografie e dai ricordi dei suoi viaggi, ma stipulò l’atto di donazione alla Biblioteca Nazionale di Napoli, fiduciosa che ne sarebbe stata degna custode. 

   Promuovendo attività di ricerca e di valorizzazione del complesso materiale pervenuto con questa generosa donazione, la Biblioteca Nazionale, nell’onorare la memoria delle Duchessa, persegue uno dei principali obiettivi del Ministero per i Beni e le Attività culturali, cioè quello di favorire l’accesso di una utenza sempre più ampia alle Collezioni dei propri Istituti

   Il Fondo Aosta, aprendo le sue sale al pubblico, svela il pensiero, i sogni, le illusioni di una donna straordinaria, portavoce e testimone dei fermenti culturali, sociali e politici che hanno attraversato Otto e Novecento, protagonista disinvolta di tanti mutamenti al femminile.

   Una donna cosmopolita, che la Biblioteca Nazionale desidera ricordare come … la grande Dame di Napoli, nel senso più francese della parola.

 Studio della dott.ssa SILVANA CASALE 

Responsabile del Fondo Aosta presso la Biblioteca Nazionale di Napoli.

G. GUERRIERI, Il Fondo Aosta nella Biblioteca Nazionale, in Studi in onore di Riccardo Filangieri,  Napoli 1959, vol. III.

 

 
     

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