CALABRIAINARMI

 " PER LA PATRIA!"

IL CULTO DEI MORTI IN GUERRA

 
 

La volontà di dare ai Caduti in guerra degna sepoltura si fa risalire alla Rivoluzione francese. Prima di allora, la netta separazione tra ufficiali e soldati, continuava anche post mortem, concedendo solo ai primi una decorosa  sepoltura consona al grado ed al rango, mentre nei confronti dei soldati la sepoltura veniva effettuata direttamente sui campi di battaglia, in fosse comuni ed in forma anonima.

La nascita dell’esercito di massa e la volontà degli Stati di perpetuare la memoria di tutti i Caduti in guerra, senza distinzione di grado, fece si che man mano nascessero specifici sacrari militari ove inumare le spoglie dei soldati morti per la Patria. Vennero quindi gradualmente create apposite aree ove seppellire i militari, distinte dai cimiteri civili, in quanto morire in guerra era considerato un fatto pubblico da onorare e perpetuare in eterno.

In  Italia un primo esempio di onoranza ai Caduti emerse a seguito della battaglia di Solferino e San Martino nel 1859, durante la Seconda Guerra d’Indipendenza. Tale fatto d’arme è stato il più sanguinoso tra le guerre del Risorgimento, con oltre 11.000 morti appartenenti agli eserciti francese, piemontese ed austriaco. La fretta di seppellire le spoglie dei soldati a battaglia finita e la necessità di mantenere la memoria su tale fatto storico, da cui scaturì, da lì a poco, la nascita del Regno d’Italia, determinò la costituzione di un apposito Ente morale: la “Società Solferino e San Martino”, finalizzato a riesumare le spoglie dei Caduti dei 3 eserciti, ad aiutare le famiglie dei reduci e ad erigere due ossari,  inaugurati poi nel 1870.

L’iniziativa di onorare i Caduti rimase però di carattere privato, visto che nessun ente statale fu predisposto a tale uopo, ed anche nelle guerre successive, e fino all’impresa di Libia, nessuna specifica disposizione venne emanata.

Sarà con la fine della Prima guerra mondiale che in maniera strutturata ed organizzata, verrà posto il problema della degna sepoltura da dare agli innumerevoli morti in guerra.

Tutte le nazioni coinvolte nel conflitto, infatti, investirono ingenti  risorse per le onoranze dei rispettivi Caduti ed analogamente in Italia, ove venne mitizzato il sacrificio del soldato morto in nome della Patria, che trovò la sua apoteosi con le celebrazioni inerenti la tumulazione del Milite ignoto a Roma del 1921.

Proliferarono grazie ad iniziative private o pubbliche sottoscrizioni, in tutti i paesi e città d’Italia, tantissimi monumenti ai Caduti, parchi della Rimembranza, alberi a ricordo dei militari morti, lapidi ed iscrizioni, ed iniziò l’opera di conservazione dei corpi dei Caduti con la creazione dei grandi Sacrari militari (Grappa, Pasubio, Oslavia, Montello, Redipuglia),  dovuta a specifiche disposizioni normative e regolamentari finalizzate ad inumare il maggior numero di spoglie in grandi spazi pubblici.

Nei primi anni della Grande guerra la sepoltura avveniva frettolosamente, durante le tregue dei combattimenti, nei cimiteri dei Comuni vicini alle zone di combattimento, oppure in tombe di fortuna, ma il più delle volte in fosse comuni e con notizie quasi nulle sui morti inumati. Era stato predisposto un apposito ufficio notizie a Bologna, ma la lacunosa mancanza di apposite strutture informative in zona di guerra, rese tale ufficio poco rispondente alla necessità  di avere sufficienti dati sulle singole sepolture.

Nel 1916, per cercare di dare un po’ di ordine alla materia, venne emanata dall’Intendenza generale dell’Esercito la circolare 29700, con la quale si stabiliva che le sepolture dovessero   avvenire con  l’ apposizione di una croce contenente i dati anagrafici nonché altre informazioni inerenti il defunto (grado, matricola, classe, corpo di appartenenza, data del decesso, distretto di appartenenza).

Nel 1917 si cercò di normalizzare la situazione creando nuovi cimiteri militari o individuando appositi spazi all’interno dei cimiteri comunali.

Nel 1919, a guerra finita, vennero creati i primi cimiteri monumentali traslandovi le salme precedentemente  inumate in tombe sparse; operazione, questa, che durò un ventennio, allorché si poté considerare chiusa l’opera di decorosa sepoltura dei morti nella Grande guerra.

Più nello specifico, la prima disposizione che regolamentò la sepoltura dei Caduti in guerra fu la legge 12 giugno 1931 n° 877, intitolata “Sistemazione definitiva delle salme dei Caduti di guerra”, con l’obiettivo di: “Onorare degnamente i militari italiani morti in conseguenza della Grande Guerra dal 24 maggio 1915 al 31 ottobre 1920. Le loro salme saranno conservate, in perpetuo, nei cimiteri e negli ossari”. (art.1)

Venne prevista la creazione di un Commissario per le onoranze ai Caduti, alle dipendenze del Ministero della Guerra, in sostituzione dell’Ufficio centrale per la cura e le onoranze dei Caduti in guerra, istituito nel 1920, con l’incarico di provvedere alla completa sistemazione dei cimiteri di guerra situati in Italia nonché di quelli esistenti all’estero, contenenti salme di soldati italiani.

 L’art. 11  stabilì che i “Sepolcreti di guerra (Cimiteri, reparti interi o annessi ai cimiteri, Ossari) definitivamente sistemati, vengono dati in consegna ai Comuni nel cui territorio di trovano, con l’obbligo di mantenerli e custodirli in perpetuo. A richiesta dei Comuni interessati e mediante convenzioni… sono fissate le somme da corrispondersi dallo Stato per il totale o parziale rimborso ai Comuni delle spese di manutenzione e di custodia dei cimiteri. Del contributo dello Stato sono esclusi i Comuni che già hanno assunto a loro carico le spese sopraindicate”.

E nell’art. 12 venne enunciato il principio  generale secondo cui “Le sepolture militari esistenti nei cimiteri civili  dovranno conservarsi in perpetuo a cura dei Comuni interessati”, con la possibilità di ottenere contributi per le spese di manutenzione e custodia.

Con la fine della Seconda Guerra Mondiale venne promulgata un’altra disposizione inerente le onoranze ai Caduti in guerra, la legge 9 gennaio 1951 n° 204.

In essa si stabilì che al Commissario Generale per le onoranze ai Caduti, con dipendenza dal Ministero della Difesa, oltre alle attribuzioni previste dalla legge 877/1931, spettava anche  provvedere al censimento, alla raccolta, alla sistemazione provvisoria e successiva sistemazione definitiva delle salme:

- dei militari italiani morti dal 10 giugno 1940 al 15 aprile 1946 per servizio di guerra;

- dei militari e civili morti in prigionia;

- dei partigiani e patrioti deceduti dopo l’8 settembre 1943;

- dei civili morti dopo l’armistizio del 1943 quali ostaggi o per atti di rappresaglia;

- dei marittimi mercantili morti per fatto di guerra.

- dei militari e civili italiani deceduti in conseguenza di eventi di guerra nelle ex colonie dell’Africa, del Dodecaneso e nella guerra di Spagna (alinea aggiunto dalla legge 60/1985).

Spettava inoltre:

-la completa sistemazione, manutenzione e custodia dei cimiteri di guerra esistenti in Italia e all’estero;

-la sistemazione delle salme degli italiani appartenenti alle forze armate della repubblica sociale italiana;

- la sistemazione provvisoria delle salme dei militari delle nazioni alleate e degli eserciti nemici caduti in Italia (artt. 2 e 3).

Più nello specifico, il compito della sistemazione provvisoria delle salme poteva essere affidato ai singoli Comuni che hanno diritto al rimborso delle spese (art.5); mentre i Sepolcreti di guerra (cimiteri, ossari, sacrari) fanno parte del patrimonio dello Stato e, previa iscrizione negli inventari tenuti dall’Amministrazione finanziaria, sono dati in consegna ai Comuni mediante stipula di regolari atti, con l’obbligo di mantenerli e custodirli in perpetuo, potendo chiedere allo Stato contributi per le spese di manutenzione e custodia (art. 7).

Venne anche stabilito il principio generale secondo il quale “Le salme dei caduti in guerra sepolte nei cimiteri civili sono esenti dai normali turni di esumazione previsti dal regolamento di polizia mortuaria ed i Comuni interessati hanno l’obbligo di conservarle fino a quando tali salme non saranno definitivamente sistemate negli ossari o sacrari all’uopo costruiti” (art.7 -  4° comma).

La mutata sensibilità collettiva nei confronti dei Caduti in guerra, privilegiando il principio del ricongiungimento delle salme alle famiglie ed alle comunità di appartenenza,  ha portato all’emanazione della legge 14 ottobre 1999 n° 365: “Norme per la restituzione ai congiunti delle salme dei Caduti in guerra”, che ha sostituito l’art. 4 della L. 204/1951,  con il seguente principio: “Le salme definitivamente sistemate a cura del Commissario generale possono essere concesse ai congiunti su richiesta ed a spese degli interessati”.

Entrando più nel dettaglio delle competenze del Commissariato generale per le onoranze ai Caduti in guerra, oltre quelle già indicate, vi sono altre funzioni stabilite dalla legge 2 marzo 1985 n° 60, e più precisamente:

-         censimento delle sepolture dei Caduti italiani;

-         diramazione di notizie sui Caduti e loro luoghi di sepoltura;

-         tutela delle sepolture dei Caduti in guerra tumulati in cimiteri comunali;

-         organizzazione delle visite e dell’assistenza religiosa ai sepolcreti di guerra;

-         ricerca, sistemazione e conservazione dei cimeli;

-         conservazione e tutela delle zone monumentali della Prima guerra mondiale;

-         rapporti con Associazioni d’arma e combattentistiche;

-         pubblicazioni e audiovisivi.

Purtroppo le esigue risorse finanziarie messe a disposizione non consentono di svolgere appieno i compiti d’Istituto, lasciando ancora non attuati alcuni precetti generali e di alto valore simbolico, come ad esempio la presa in consegna, da parte dei Comuni, dei Sepolcreti di guerra esistenti nei territori di rispettiva competenza.

Sarebbe opportuno pertanto innovare l’intera materia, da un canto rendendola più rispondente ai mutati contesti sociali, dall’altro mantenendo saldo il principio della perenne onoranza verso chi è morto in guerra, semmai estendendo la tutela, sia dal punto di vista storico che etico, ai martiri del Risorgimento ed a chi, in generale,  anche in tempo di pace, ha sacrificato la vita per la Patria.

 

 

 
 
 
 

 

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